Intervista con un siciliano della Tunisia

Ahmed Mjedri
Intervista con un siciliano della Tunisia
Enfants d'Italiens
Témoignage recueilli en 2017 par Ahmed Mjedri

par : Mjedri Ahmed

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Il 14 dicembre 2016, ho intervistato un amico siciliano che ho conosciuto a Montpellier da tre anni. L’intervista si situa nel quadro di un lavoro di ricerca sulla storia della migrazione dei siciliani in Tunisia. È una storia minore che ha interessato i miei professori Flaviano Pisanelli e Isabelle Felici, e che grazie a loro ho pensato che la testimonianza di Augustin Schiavo potrebbe essere utile. Potrebbe contribuire a raccogliere questi pezzi di storia condannate all’oblio ufficiale. Vi lascio con le parole di Augustin Schiavo. 

“Mi chiamo Augustin Schiavo. Vivo a Montpellier in Francia da quasi 60 anni. Sono pensionato e passo il mio tempo libero a ballare alla “maison pour tous” vicino a casa mia. Sono un siciliano di nazionalità francese, nato in Tunisia. 

Vuoi che ti racconto della Tunisia?  Sono nato a Tunisi nel 1935 da genitori siciliani: Thomas Schiavo (Tommasino) e Françoise Grasso (Francesca). La storia della mia famiglia con la Tunisia  ha cominciato con i miei nonni. Negli anni 1890, i miei nonni, provenienti da Siracusa e Roccapalumba in Sicilia, hanno migrato in Tunisia. Mio nonno paterno era un muratore ed ha vissuto a Tunisi. Mio nonno materno invece era barbiere al Kef. I miei genitori si sono conosciuti a Tunisi. Dopo la mia nascita ci siamo trasferiti a Gaafour, la mia città di cuore, nella quale ho trascorso tutta la mia infanzia e ho conosciuto tanta bella gente. Mi ricordo bene dei miei amici Kefi, Mokrani, khalifa e soprattutto Ali Ghaouar e Mustpha. Ivan, mio fratello, e Ali erano due gemelli. Tutti i tre eravamo inseparabili. Mustpha era piuttosto un amico di mio padre. Ci invitava spesso a mangiare il cuscus. A Gaafour mio padre lavorava nella CFT (Chemin de fer tunisien). Quando non lavora prende il suo fucile e va a cacciare. Era un gran cacciatore, babbabbabba! Mio padre era il primo a cacciare una panthera a Gaafour.

Si viveva benissimo in Tunisia. A Gaafour e al Kef abitavamo tutti insieme: italiani, maltesi, francesi e arabi. La mia famiglia ha avuto sempre dei buoni rapporti con i tunisini. Festeggiavamo insieme. A casa, si mangiava sia italiano che arabo. Mia madre ha imparato il cuscus, la Mloukhia e la Shakshuka. Io per esempio avevo un amico arabo che ha studiato l’elettricità prima di me. Lo invitavo a casa. Ci mettevamo nel nostro giardino sotto gli alberi. Mia madre ci portava del caffé. Lui mi ha mostrato come fare gli schemi elettrici. Io invece gli ho insegnato il solfeggio musicale.  

Ci sono stati degli eventi storici che influenzato la nostra situazione in Tunisia. Quando Mussolini ha occupato la Libia, alcuni erano fieri. Miei zii, per esempio, erano fascisti e mettevano delle bandiere per esprimere il loro sostenimento di Mussolini. Pero’ sono stati arrestati. Li hanno presi col treno a fare i lavori forzati in un campo di concentramento dove prigionavano i fascisti. Un altro evento storico che abbiamo vissuto era quello della seconda guerra mondiale. Una mattina, mentre mia madre faceva la spesa con mio fratello gli aerei tedeschi hanno bombardato Gaafour. Mia madre è andata a noscondersi da un macellaio arabo dicendo: “ya rsullah ya rsullah!”.  

Molti membri della mia famiglia si sono naturalizzati francesi. Era per motivi diversi. Mio nonno materno è stato il primo a naturalizzarsi per non fare il servizio militare in Italia. Mio padre invece era per il lavoro. All’epoca, se non sei francese, non puoi lavorare nella CFT (chemin de fer Tunisien).   

Non ho visto niente dell’Italia neanche mio padre, povero. Ho sempre voluto andare in Sicilia.  Lo sai che la Sicilia si chiama i giardini d’Europa?  Amo i miei radici e tifo per l’Italia anche quando gioca contro la Francia. Ho imparato l’italiano grazie alla televisione. Prima parlavamo piuttosto il siciliano, il francese e shuia l’arabo. Avevo un cugino che parlava perfettamente l’arabo. Una volta mi ha preso da lui al Kef. Siamo andati in bordello e mi ha imparato una canzone in arabo con un ritmo americano: “ya Susanna terma hamra meziana. Trattatta tarattatta trattattattaaa!”. 

Dopo l’indipendenza della Tunisia, abbiamo dovuto trasferirci in Francia. Mio padre è stato uno dei primi ad essere mutati. Il suo nuovo posto era nella SNCF a Metz. Io invece sono rimasto in Tunisia. Lavoravo nella base militare di Bizerta. Mi ricordo del giorno in cui mi hanno detto: “ora devi fare le valigie”. Era un momento triste. Ho pianto tantissimo per il paese nel quale sono nato e per la bella gente che ho dovuto lasciare. Era il mese di gennaio quando ho raggiunto la famiglia a Metz. Nevicava. Mi sembrava il polo nord. Il clima non ci conveniva affatto. Allora abbiamo deciso di sciendere a Montpellier.” 
 

Ahmed Mjedri, 2017

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